Nel Mondo

Fresagrandinaria nel mondo
Nativi ed oriundi fresani vivono od hanno vissuto in ogni parte del mondo facendo i più svariati mestieri e professioni e, spesso, è successo che i loro figli e discendenti hanno saputo raggiungere mete e posti di alta responsabilità e cultura.


A questa gente è dedicata questa pagina che fa parte della nostra storia, perché grazie anche a loro i fresani tutti si sono saputi riscattare e progredire partendo da una secolare miseria materiale e pigrizia mentale. Anche grazie alle loro rimesse si sono costruite case e si sono presi titoli di studio.
L'emigrazione fresana cominciò dopo l'unità d'Italia e cioè verso il 1870 e come fenomeno di massa durò per quasi un secolo con la sola interruzione di un quindicennio dal 1930 al 1945 per le leggi restrittive e per la guerra. Fino al 1930 ci si dirigeva verso le Americhe col bastimento a vapore e con un viaggio, talvolta senza ritorno, che durava un mese.
Si partiva per fuggire da una povertà, dai debiti, spesso clandestinamente, senza cultura, senza soldi, senza un mestiere, senza conoscere il parlare del Paese nuovo. All'arrivo si accettava ogni tipo di lavoro offerto, i più pesanti e pericolosi in ferrovia o in edilizia. Si ha notizia che nel 1885 i fresani Angelo Ottaviano e Giovanni Cieri, emigrati in Argentina, morirono per incidenti nel posto di lavoro e furono forse i primi di una lunga serie.
Dal 1910 al 1926 su una popolazione di poco più di duemila abitanti, ben 504 ottennero il passaporto: 493 contadini e 11 artigiani: Di questi, 430 (di cui 86 donne) per lo Stato di New di New York e 70 (di cui 12 donne) per lo Stato di Buenos Aires come allora si diceva. Molti di questi non sono più tornati. E di essi, oggi, non abbiamo più traccia e memoria. Siamo sicuri però che anche essi come tutti fanno un'altra Fresa più grande sparsa nel mondo che pensa, opera e concorre al bene dell'umanità.
Poi venne la guerra con i suoi lutti e le sue tragedie. Alla fine per vinti e vincitori ci fu il bisogno di risollevarsi e di ricostruire. Ci furono le prime richieste ufficiali per la manodopera nelle miniere del Belgio e nell'agricoltura e cave di pietra in Francia. Richieste insufficienti tanto che dapprima sporadicamente e poi sempre più frequentemente si verificò l'emigrazione clandestina specialmente verso la Francia e da questa, verso la Saar.
Un fenomeno simile si ripete oggi per i rumeni e i popoli dell'Europa orientale anche verso Fresa.
Negli anni cinquanta altri paesani partirono per l'Argentina, il Brasile, la Colombia, il Venezuela, gli USA, il Canadà, l'Australia, Roma e Milano. Il fenomeno assunse proporzioni imponenti dal 1956: una fiumana di gente diretti alla tedesca Saar in ricostruzione.
L'emigrazione di quegli anni provocò l'abbandono di molte case di campagna, la scomparsa delle mezzadrie e lo spopolamento del paese: da 2.388 si scese a 1997 abitanti nel 1961 e tra questi ultimi oltre 400 lavoratori stagionali.
L'Amministrazione Comunale, in omaggio a questa gente, ha voluto intitolare una strada cittadina Via dell'Emigrante, organizza ogni estate una Festa del Ritorno ed ha allacciato rapporti ufficiali di amicizia e di scambi culturali con la cittadina tedesca di Puttlingen. Questa ha intitolato una via cittadina Fresagrandinariastrasse mentre noi abbiamo intitolato l'arena Piazza Puttlingen. I fresani emigranti non hanno dimenticato il loro paese e lo portano nel cuore.


Eccone qualche breve testimonianza:
"Sempre ch'io ti rimiri dal varco della Crocetta; una soave voluttà di lagrime a te m'invita, o erta rupe natia che t'incoroni di umili dimore e al sommo rechi il Tempio del Signore. Le case, fitte a ridosso l'una dall'altra, par che diano immagine di fraterno soccorso; il macigno, coperto di erbe e di muschi, dà nota di tempra granitica germinante la grazia di tenere fioriture(…).
Polline fecondo di prosperità, api dell'altrui ricchezza, i tuoi figli sono gli artieri di una favolosa civiltà lontana, e a sé serbano, paghi, i frutti di una cara povertà(...)
Salve, diletto Paese natio, sacro per triplice serto di forza, di amore, di fede!
(Tommaso Di Petta, da Milano, 1920)
"In questo estremo lembo d'Abruzzo, proprio al confine col Molise, dove i dirupi e ripidi pendii, i profondi avvallamenti, gli impetuosi torrenti, il gesso affiorante nei cocuzzoli, fra il verde dei boschi, è vissuta una popolazione tenace, resistente, che attraverso i secoli è riuscita a riprodursi e a prosperare nella buona e nella cattiva ventura (…)"
(Vincenzo Terpolilli, da Firenze).
"Oh Fresa! Tu sei nei nostri cuori, dolce paesello dei tempi lieti della prima fanciullezza quando, spensierati e allegri, ci rincorrevamo e giocavamo a nasconderci negli androni bui delle case, nelle sporgenze dei muri bianchi di gesso e vecchi di anni (…). Costretti dalla vita ingrata, ti lasciammo e tu mestamente ci vedesti partire (…). I tuoi figli, o Fresa, non possono dimenticarti, nel loro cuore resterà scolpita la tua immagine (…)"
(Gabriele Evaristo Di Stefano, da Vibo Valentia, 1967 )
"Io amo moltissimo il mio paese; ne sono orgoglioso e ringrazio mia madre Concetta e mio padre Pasquale che hanno voluto che io nascessi in questo posto meraviglioso…tanto caro a chi, per cause diverse, è stato costretto a lasciarlo e a starne lontano (…)"
( Piero Paganelli, da Bastia Umbra, 1997)
"(…)Ma sacci ì chi tinghe pi la cocce
da fa vinì sta vojie
di parlà cuscì
cu la parlate di la genta mè
di lu paese mè.
La scene è propie chelle:
na chise, nu campanile cu nu rillogge,
na muntagnelle, nu bosche e na campagne,
luntane li muntagne,
nu ccone di mare,
nu fiume abballe a la pianure
la Cuccette sovra lu Campisanti
nu verdi che t'incante
e n'aria fine
chi ti fa vinì la vojie di magnà
nu cconi di vintreschi nghi lu pane(…)
e coma pù scurdà nu paese
belle a cuscì?(…)"
(Luigi Terpolilli, da Roma, 1978)
"Non mi posso mai scordar di quella pietra"
(Emiliano Longhi, da Città del Messico)
"(…) Padre,
vi fiorì
la tua giovinezza,
fra l'acciottolate vie
e gli ameni poggi,
ne scendesti
con speranze
e mai sopite nostalgie.
(Renato Terpolilli, da Vasto, 1983)
Antiche famiglie ancora presenti, estinte o emigrate
(dai registri parrocchiali dei battesimi, dei matrimoni e dei morti dal 1709 al 1808):
Albanese, Caruso, Cieri, Cilli, D'Alessandro, D'Aletto, D'Amico, De Aloysio, De Lellis, Delle Donne, Del Negro, De Martinis, De Millia, De Nardis, De Santis, Di Blasio, Di Domenica, Di Lello, Di Nardo, Di Paolo, Di Petta, Di Primo, Di Santo, Di Stefano, Fabrizio, Finamore, Fingo, Floritti, Francese, Frisco, Galizia, Gasparra, Gentile, Giammichele, Giangiacomo, Giosuè, Gizzi, Granata, Iannone, Iavicoli, Lalla, Lamanna, Larocca, Longhi, Longo, Macerolla, Manzi, Mastrangelo, Maurizio, Messere, Minichilli, Ottaviano, Pantalone, Petrucci, Pompa, Ràcano, Romano, Sisti, Terpolilli, Tilli, Tribiano, Troilo, Tufillaro, Valentini. Verri, Vespasiano.
(dai registri di stato civile del Comune dal 1809 al 1900):
Arielli, Baldassarre, Bontempo, Bruno, Chiavaro, Ciampaglia, Ciancaglini, Cicchini, Ciccocioppo, Cocci, Colamarino, Conti, Crisci, Croce, D'Acciaro, D'Addario, D'Alfonso, D'Aloisio, De Innocentis, De Lizia, Di Falcio, Di Giglio, Di Gregorio, Di Rocco, Di Salvio, Di Tillo, D'Onofrio, D'Ottavio, D'Ugo, Fanghella, Fiore, Franceschelli, Gabriele, Gaeta, Gaspari, Ghiandi, Giampietro, Grimaldi, Guzzetti, Ialacci, Izzi, Lammanda, Lanuto, Larcinese, Leonelli, Liberatore, Lizzi, Lombo, Lucci, Maiale, Mancini, Mariani, Martella, Mattioli, Mattoscia, Melchiorre, Monaco , Muscio, Olivieri, Pedone, Pesa, Pomponio, Porreca, Rocchio, Ruggieri, Sabatini, Salomone, Salvatore, Santilli, Sarchione, Stefàno, Stella, Subranni, Taddeo, Tomino, Toro, Tracchia, Travaglini, Turco, Verrone, Zillotti.
O Fresa bella mè
(Motivo e testo di Bruno Di Domenico)
Tutta ridente sopra a sta culline
lu sole ti fa risplenne la matìne
lu mare e la Maielle da luntane
ti cante sta canzone 'nsieme a me.
O Fresa bella me
notte e jurne penz'a te
mi stì dentr'a lu core
come lu prime amore.
La valle di lu Trigne ti surride
l'arie di la Cuccette t'imprufume
sopra sta muntagnelle che frescure
se me trove luntane penz'a te.
O Fresa bella me…
Na bella chiese antiche t'avvalòre
la fonte a tre cannelle t'aristore
la piazzette di lu centre è nu tesore
chiene di gente, ti riempie lu core.
O Fresa bella me…
La gioventù di Fresa è tante belle
la genta paisàne è di bon core
la gintilezze in tutte le pirsone
chi c'è vinute ci arivè ancore.
O Fresa bella me…
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