Tradizioni

Le tradizioni

Questo popolo, pur nelle ristrettezze e negli affanni quotidiani, ha vissuto una vita semplice e operosa, ha saputo apprezzare le piccole gioie quotidiane, si è creato dei miti, ha praticato usi e tradizioni tramandati fino a noi. Tali tradizioni ed usanze erano praticate nell'arco dell'intero anno ed ogni occasione era una festa per l'intera comunità perché il dolore, l'angoscia, la gioia di ognuno era per tutti.
Nel mese di gennaio, col freddo e con la neve, si matta il maiale domestico e i partecipanti mangiano sfriggoli fritti con peperoni secchi ed agli interi assieme ad arrosti; si trita la carne, si sala e la si condisce per farne saporiti salumi in casa che sono una provvista per l'intero anno. Intanto compagnie di cantori itineranti intonano sugli usci i cosiddetti canti di questua quali, il capodanno, la pasquetta, il sant'Antonio abate, il san Sebastiano tanto per bere qualche bicchiere di vino ed arrangiare qualche cibaria.
Nelle chiese di Fresa non esiste la statua di Sant'Antonio abate, ma vi è sempre stata per Lui una grande devozione.tra il nostro popolo di estrazione contadina. Nel tempo antico esisteva una sua chiesetta presso a poco dove sorgono oggi le case popolari, contrada "Sant'Antuono" appunto.
Nel 1576 a Fresa esisteva un ospedale per i poveri intitolato a questo sant'Antonio.
Le tradizioni nostrane sono perciò ricche e ben motivate: sono rappresentate dalle formule dell'incantesimo per una malattia della pelle, dai canti popolari intonati porta a porta la sera del 16 gennaio, dall'usanza dei contadini, nella mattinata del 17, di ritagliare una crocetta sul pelame del quarto posteriore degli animali domestici di media e grossa taglia.
Una volta vi era il porchetto devozionale cioè la secolare tradizione di donare in primavera un porchetto a divozione del Santo.
Noi ricordiamo certamente che tale animaletto, con un campanellino al collo, girava liberamente per le vie del paese, entrava nelle case, si ricoverava dove poteva e viveva a spese dell'intera comunità.
Nella mattinata del 17, per l'appunto giorno di festa, il maialino ormai cresciuto e ben pasciuto, veniva mattato e le sue carni distribuite alla popolazione. Il ricavato andava alla chiesa dove si celebravano messe, si recitavano tredicine e si distribuivano immaginette sacre da tenere nelle stalle a protezione degli animali.
"Sant'Antonio patrono del fuoco benedici ogni luoco benedici gli animali e anche a noi cristiani(…)".
Le domeniche di febbraio sono caratterizzate dalle sfilate delle maschere di Carnevale alle volte con recite, canti goliardici, altalene e con la rottura della pignata.
Il periodo di marzo/aprile è caratterizzato dai riti pasquali quali lu musarò che sarebbe la funzione sacra in chiesa con le stazioni dei venerdì di quaresima, le palme infiorate con le violacciocche, lu suppèleche che sarebbe l'altare della reposizione con vasi di germogli bianchi e fiori variopinti, la solenne processione del venerdi santo senza il suono delle campane, il gran fuoco sul sagrato nella notte tra sabato e domenica col rinnovo dell'acqua santa, la messa solenne e lo scioglimento delle campane.
Tra maggio o giugno avviene il pellegrinaggio a piedi al Santuario di Madonna Grande a Nuova Cliternia di Campomarino (CB).

E' una tradizione che dura da più secoli e, comunque, sicuramente dal 1660 e che non è mai venuta meno. Ha luogo il lunedì successivo alla domenica di Pentecoste con la messa mattutina, la benedizione del parroco e la partenza alle cinque del mattino.
Non importa se piove e ci sono i fiumi in piena o tira vento o c'è il sole: si deve andare e si va. Si scende al fiume dove si uniscono i pellegrini da Lentella, lo si guada, si attraversa il paese di Montenero di Bisaccia dove si visita il santuario della Madonna di Bisaccia, si scende nella valle del fiume Sinarca nei pressi del quale si fa sosta e ci si rifocilla. Ormai è mezzogiorno.
Si riparte risalendo la campagna di Guglionesi per poi ridiscendere nella valle del Biferno, si attraversa il passaggio a livello della ferrovia, si passa il ponte e si risale lungo il costone di Portocannone in festa.
Alla periferia del paese, come consuetudine, viene incontro e accoglie i pellegrini la processione locale con la banda musicale. I due arcipreti si abbracciano, si baciano e si scambiano le stole in segno di amicizia. Indi i popoli uniti si recano cantando nella chiesa di santa Maria di Costantinopoli dove si prega e si assiste ad una breve funzione. Sono le cinque.
Si riparte lungo la strada in falsopiano che porta al Santuario dove si arriva verso le sette, otto di sera. Si fanno tre giri attorno alla chiesa e poi si entra cantando la canzone della Madonna.
Si recita il rosario, si dicono le litanie e si partecipa alla messa serale.Si fa visita alla cappellina della grotta dove nel tardo medioevo si ritrovò il quadro. Al santuario affluiscono i fresani venuti da ogni dove oltre che a piedi, con gli autobus e con automobili private. Per molti di essi questa è l'unica occasione annuale di incontro per salutare, raccontare o farsi raccontare.
Fino agli anni sessanta del secolo scorso si pernottava nei pressi e si dormiva nel santuario per ragioni religiose e per dare modo alle cavalcature di riposare perché si doveva ritornare a piedi. Oggi che non c'è più questa esigenza, non si pernotta più e si ritorna in macchina in tarda serata.


Negli ultimi anni il pellegrinaggio a piedi ha avuto la seguente affluenza:
-1991 20 maggio: 200 pellegrini contati nel guado del Trigno, senza contare i numerosi altri che si unirono a Montenero, a Portocannone e lungo la via.
-1992 8 giugno: 180 -1993 31 maggio: 180 -1994 23 maggio: 142 -1995 5 giugno: 160 -1996 27 maggio numeroso popolo anche lentellese -1997 19 maggio: 200 -1999 24 maggio: 189 -2000 12 giugno 146 -2003 9 giugno: 125 in maggior parte giovani e 25 lentellesi.
E' tradizione che nella mattinata del mercoledì successivo i pellegrini si vadano a riposizionare in processione alle Cerche di Maria Pompe alla periferia del paese e si incamminino verso l'abitato. Altra processione intanto, con la statua della Madonna, esce dalla chiesa a suon di banda e di campane. L'incontro tra i due cortei avviene alla curva della strada di Collemarino e, come segno di riaccoglienza e di rispetto, i locali fanno ala con la statua e lasciano sfilare avanti i pellegrini e così fino all'arco della piazza quando la statua viene portata davanti a tutti in modo che rientri per prima in chiesa.
Anche il primo di giugno si fa il pellegrinaggio a piedi alla piccola chiesa di sant'Antonio di Padova nella Guardiola ove convengono le popolazioni vicine, si fa festa e si tiene la fiera un tempo di merci e bestiame assai fiorente oggi di sole merci. Qui l'apposito comitato distribuisce i tradizionali panini di sant'Antonio benedetti dal parroco e il ricavato serve per la festa e per la chiesa.
La festa del Corpus Domini a giugno è caratterizzata dai balconi e finestre pavesate con coperte e tovaglie ricamate, le più belle, in onore del Santissimo portato in processione dal parroco accompagnato dal sindaco portante l'ombrellino ricamato sotto un baldacchino di stoffa pesante variopinta portato dagli amministratori comunali: nella piazzetta principale viene allestito un altare tutto addobbato con stoffe ricamate e tutto tappezzato con petali di fiori dove il corteo fà sosta.
La sera del primo di novembre frotte di ragazzi con dei ceri accesi posti entro una zucca svuotata e sagomata vanno di casa in casa a cercare pi tutti li sende e tutti li murte per tutti i santi e per tutti i morti. E chi dà loro mele, chi le noci, chi un dolcetto o un soldino.
Il Natale è caratterizzato dalla novena, dai presepi nelle case e in chiesa, dalla cena di nove cose diverse rigorosamente di magro nella vigilia. Si consumano le anguille arrosto, il baccalà in umido, la zuppa di pesce, i fedelini al tonno, la verdura, le castagne, le arance, le scrippelle o i calcionetti (oggi il panettone e il torrone e soprattutto l'uva ritenuta benaugurate. Si gioca a tombola e poi si va alla messa di mezzanotte a baciare il Bambinello mentre il coro intona il bel canto natalizio musicato dal nostro Croce: Nel silenzio di una notte.
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